Vivere Il Palazzo e il Giardino Arese Borromeo
Vivere il Palazzo e il Giardino Arese Borromeo

Vivere il Palazzo e il Giardino Arese Borromeo

Associazione di volontariato culturale CESANO MADERNO


c/o Palazzo Arese Borromeo - via Borromeo 41, 20811 Cesano Maderno – MB
e-mail info@vivereilpalazzo.it

Attività: Veronese 2014

VIVERE A VERONA PER VERONESE

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La nuova stagione 2014 – 2015 degli Incontri con l’Arte, organizzata dall’Associazione “Vivere il Palazzo e il Giardino Arese Borromeo” è iniziata con una uscita culturale a Verona, preparata e proposta dal professor Corrado Mauri. La visita è stata programmata per il 5 ottobre in occasione della mostra di Paolo Veronese a Palazzo della Guardia.

VIVERE A VERONA PER VERONESE
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La visita è stata programmata per il 5 ottobre in occasione della mostra di Paolo Veronese a Palazzo della Guardia. Poiché l’appuntamento per tale evento cadeva di pomeriggio, si è approfittato della mattinata per andare a visitare il museo di Castelvecchio sito al centro della città lungo l’Adige. La giornata era calda, ancora estiva, l’aria chiara permetteva, dagli spalti del castello, di spaziare con lo sguardo su tutta la città e sul corso del fiume e quel panorama emanava un fascino che solo una città attraversata da un corso d’acqua può avere.

VIVERE A VERONA PER VERONESE
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Il museo ospita al piano superiore i dipinti dell’ambito della storia artistica della città, con opere di notevole pregio eseguite da autori quali Mantegna, Pisanelllo, Michelino da Besozzo, Giovanni Bellini e molti altri artisti di pregio, oltre naturalmente Paolo Veronese, le cui opere erano però momentaneamente in mostra. Al piano terra, invece, sono collocate le sculture, eccellenti esempi dell’arte trecentesca cittadina, che colpiscono il visitatore per la loro squisita fattura e raffinata bellezza, esaltate e valorizzate dall’allestimento, realizzato tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso dall’architetto Carlo Scarpa. Egli, utilizzando materiali moderni, quali il calcestruzzo dei pavimenti, attraversati da lastre di pietra bianca, travi in ferro e semplice intonaco alle pareti, riuscì a realizzare ambienti sobri ma originali che, pur non potendo passare inosservati, non distraggono l’attenzione dalle opere, esaltandone anzi la bellezza. Singolare, poi, la collocazione della statua di Cangrande della Scala, collocata all’esterno, in una posizione che permettesse al visitatore molteplici punti di vista, dal basso e da vicino.

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Superata la pausa pranzo, alle ore 16,00 il gruppo ha avuto accesso alla mostra del Veronese (1528 -1588), organizzata dal Comune di Verona, in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, in associazione con la National Gallery Di Londra. In mostra erano esposte oltre cento opere, tra dipinti e disegni provenienti dai più prestigiosi musei italiani ed internazionali, divise in sei sezioni espositive: la formazione, i rapporti con l’architettura e gli architetti, la committenza, i temi allegorici e mitologici, la religiosità e la bottega, tenuta in vita, dopo la sua morte dai due figli, anch’essi pittori. Naturalmente non era possibile visionare molte opere, disseminate in chiese e palazzi del territorio veneto, per cui gli organizzatori hanno pensato di integrare la mostra con l’indicazione di diversi itinerari a Verona, Vicenza, Bassano del Grappa, Castelfranco Veneto, Padova, Maser, Venezia. Ciò dimostra la ponderosa mole dei lavori eseguiti dal Maestro, ma anche la sua bravura, viste le molte richieste, e la sua rappresentatività nell’ambito del Rinascimento in generale e veneto in particolare. Ciò anche grazie al fatto che molte committenze, a parte quelle di alcuni ordini religiosi, gli vennero dagli organi di Stato della Repubblica di Venezia, sapendone interpretare le esigenze celebrative, anche se il Veronese non beneficiò mai di un vitalizio statale.

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Paolo è un pittore manierista, che guarda ai grandi del recente passato, senza mai però copiare pedissequamente, ma rielaborando e reinventando in maniera personale temi sacri e profani, ambientandoli in genere in architetture grandiose e scorci a volte improbabili che tuttavia non tolgono nulla al realismo delle immagini. Certo l’apice di questo suo percorso è la villa Barbaro di Maser. Ma determinante nel suo linguaggio, come per tutta la pittura veneta, è anche il colore, luminoso e brillante nella maggior parte delle opere, meno nell’ultimo decennio, accompagnato in genere da un dinamismo e da un horror vacui che saranno tipici del periodo a lui successivo. Tra i capolavori in mostra da citare per la loro squisita fattura e bellezza la Conversione della Maddalena, il Sogno di Sant’Elena, la Crocifissione proveniente dal Louvre. Particolare menzione merita poi la Cena in casa di Levi, nato come Ultima Cena, ma modificato nel titolo quando l’Artista dovette giustificarsi di fronte al Tribunale dell’Inquisizione per aver animato la scena con buffoni e nani, ritenute presenze non consone ad un contesto religioso.



Marina Napoletano


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Maggio 2019

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